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ArtCOP21: il festival d’arte in risposta alla Conferenza ONU sul clima

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COP: una storia di inattività politica.
I risultati delle passate “COP”, le conferenze sui cambiamenti climatici organizzate dalle Nazioni Unite, vanno dall’inutile, al deprimente, all’imbarazzante. I principali capi di Stato non saranno nemmeno presenti alla prossima edizione di Parigi, COP21, perché l’ultima edizione di Copenaghen si è conclusa con nulla di fatto e recriminazioni ridicoli tra governi. Un fatto sorprendente, considerato che la maggior parte degli scienziati sono stanchi di dirci che siamo sull’orlo di un disastro irreversibile: con le emissioni attuali di gas serra, riscalderemo il pianeta di 3°C più del limite di sicurezza.

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Ackroyd e Harvey: Floating Field. Photo Alex Boyd

Una nuova sensibilità popolare contro l’emergenza?
Mentre per la maggior parte dei governi la priorità sembrano essere le logiche del profitto del settore privato, piuttosto che la sicurezza pubblica globale, un cambiamento sembra avvenire nell’opinione pubblica. Mentre alla Shell Obama permetteva di cercare il petrolio nel mare Artico, la conversazione globale trasformava il marchio in un “paria del clima”. Lo stesso sta accadendo alla “macchina del popolo” Volkswagen, scoperti a ingannare i limiti di emissioni negli Stati Uniti. Lo scandalo diventerà un film prodotto dalla “green-star” Leonardo di Caprio. Sembra che una nuova morale ambientale emerga dall’evidenza che sì, la siccità sta distruggendo economie, i livelli del mare stanno cambiando le coste, il pesce non è più sano e disponibile come prima, l’acqua potabile sta diventando un lusso: il cambiamento climatico è già un cambiamento di stile di vita che non possiamo ignorare.


Away with the birds_Hanna Tuulikki. Photo Alex Boyd
Away with the birds, Hanna Tuulikki. Photo Alex Boyd

La cultura diventa ambientalista
Nel panorama delle arti e organizzazioni culturali, Cape Farewell è oggi quella con il lavoro più esteso dedicato esclusivamente all’ecologia. Iniziato dall’artista David Buckland nel 2001 come un progetto, Cape Farewell ora è una non-profit con sede presso l’Università delle Arti di Londra a Chelsea, con un vasto catalogo di progetti artistici visionari, come spedizioni trans-disciplinari nell’Artico, residenze rurali, azioni pubbliche in località remote, e ora un ambizioso festival internazionale, ArtCOP21, in risposta alla prossima COP21, che si terrà a dicembre a Parigi. Abbiamo intervistato Lucy Wood, da marzo direttore del programma di Cape Farewell.

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Siobhan Davies, Endangered Species

Parlaci di ArtCOP21? Il programma è enorme.
Sta crescendo ogni giorno: finora abbiamo oltre 270 eventi in 26 paesi. È sorprendente quante persone stiano proponendo progetti. D’altra parte noi siamo un piccolissimo team.

Seguite tutto da Londra?
Cape Farewell sì, ma abbiamo un partner, COAL, a Parigi. Siamo due organizzazioni ugualmente piccole, con solo tre impiegati a tempo pieno ciascuno. Insieme stiamo co-producendo il festival.


The High Arctic exhibition by United Visual Artists (UVA) at the National Maritime Museum

The High Arctic exhibition by United Visual Artists (UVA) at the National Maritime Museum

Quale parte del programma curate e producete direttamente?
50 o 60 dei 260 eventi sono nostri. Sono per lo più gli eventi che accadranno da ora sino a Cop21. Ad esempio ora sono alle prese con una mostra enorme di Tania Kovats, chiamata “Evaporazione”, che apre tra due settimane a Manchester presso il Museo della Scienza e dell’Industria, MOSI. Si tratta di una esplorazione dei mari del mondo, come parte della nostra commissione annuale James Lovelock. James Lovelock era uno scienziato e uno dei primi ambientalisti negli anni ’70, che ha fondato il movimento di Gaia con la teoria omonima, il principio di base è che la più grande creatura esistente sulla Terra è il pianeta stesso. È una teoria che mette in evidenza l’interconnessione del tutto. Ogni anno invitiamo un artista a trascorrere del tempo con il suo archivio, e creare un’opera ispirata. Tania Kovats si è focalizzata sull’idea dell’acqua come elemento di collegamento, e del mare come barometro della salute del pianeta. L’opera è un’installazione crowdsourced fatta di bottiglie riempite ognuna con l’acqua proveniente da una dei più di 200 mari del pianeta. Abbiamo tutta l’acqua del mondo in una stanza. Un’altra parte della mostra è l’installazione scultorea chiamata evaporazione, basata sulla rappresentazione dei tre principali oceani, ognuna con la sua soluzione di sale specifico che lascia bellissime tracce quando l’acqua evapora.


David Buckland_The Messenger
David Buckland, The Messenger

Altre raccomandazioni sul vasto programma?
Abbiamo un laboratorio culturale per tutta la COP21 che si svolge nel centro d’arte Gaîté lyrique al Marais. Ogni giorno ci saranno tre o quattro eventi, con diverse squadre di artisti, curatori, scienziati, esperti di clima ed energia rinnovabili, tutti a discutere sui vari modi in cui l’attività culturale può ispirare un vero cambiamento sociale. Il nostro motto è che il clima è affare di tutti, non è qualcosa che deve essere lasciata ai politici, o non raggiungeremo il grande cambiamento di paradigma nel nostro rapporto con la terra di cui abbiamo bisogno.

Con la vasta esperienza di Cape Farewell, cosa pensi funzioni meglio nell’innescare la sensibilità della gente nei confronti dell’ambiente, qual è la lezione curatoriale che vi guida attraverso ArtCOP21?
Il ruolo degli scienziati è quello di rendere visibile l’invisibile, estrapolando, e trovando il linguaggio per comunicarlo. Il ruolo di un artista è esattamente lo stesso. Il punto di Cape Farewell è quello di trovare nuove parole, nuovi segni, nuove metafore. Un’analogia chiave è che se una donna dà alla luce un bambino, e per qualche motivo non si lega al bambino, lo sforzo di prendersi cura di quel bambino sarà impossibile. Applico questa analogia a come dobbiamo connetterci al nostro pianeta e al nostro futuro. Dobbiamo far sì che le persone si innamorino, con se stessi, gli altri, e il futuro, ma allontanandosi da quella retorica anni ’70 alla “abbracciare l’albero”, che è molto offensiva e polarizzante. Abbiamo bisogno di abbattere la dicotomia tra le culture. L’obiettivo è quello di creare un viscerale, autentica emozione.


Leonid Tishkov_Journey of the Private Moon in the Arctic_Sorgfjord fjord_2010
Leonid Tishkov: Journey of the Private Moon in the Arctic Sorgfjord fjord, 2010

Ci puoi dare alcuni esempi di opere d’arte particolarmente efficaci in questa direzione?
Il cantante Jarvis Cocker, molto famoso nel Regno Unito, ha partecipato a una delle nostre spedizioni nell’Artico nel 2009, ha scritto una canzone appositamente, e realizzato un bellissimo video. L’ha cantata al Latitude Festival, a qualcosa come 25.000 persone. Quando ha iniziato a cantare, ho visto l’energia del pubblico cambiare. Tutti avevano le lacrime agli occhi. È stato un momento molto viscerale.

È interessante che parli di musica come primo esempio, piuttosto che di arti visive. Credo che tra le arti la musica sia il modo più diretto per toccare le persone. Come misurate l’efficacia del vostro programma di arti visive?

Stiamo lavorando con l’Università di Trondheim in Norvegia, facciamo una serie di workshop psicologici, interviste quantitative e qualitative, e scriviamo diversi articoli, per offrire evidenze oggettive sul fatto che l’arte possa ispirare non solo emotivamente, ma anche portare a un vero e proprio cambiamento comportamentale. Monitoriamo tutto ciò che facciamo attraverso la distribuzione di questionari ad ogni evento, ma quello che vogliamo è un serio studio accademico.

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Cape Farewell 2008 Disko Bay Expedition

Le vostre spedizioni non necessariamente portano ad una produzione artistica, ma a produzione di conoscenza: come le organizzate affinché portino dei risultati? Immagino assorbano molte risorse.
Sì, e sono anche molto complicate da organizzare, soprattutto per le assicurazioni. La nostra ultima spedizione è stata nel 2010. Ci siamo fermati per un po’ prima di tutto perché la Russia ha reso molto più complicato di andare verso l’Artico, per ottenere i visti e i permessi. In questo momento stiamo raccogliendo fondi per una grande spedizione nel Pacifico, perché è lì che si stanno mostrando tutti gli effetti del cambiamento climatico. Le Isole Marshall sono già quasi sott’acqua. Una buona spedizione dipende da come si cura la squadra, e dalla conoscenza dei candidati. Devono essere persone che pensi possano impegnarsi e dedicare tempo, e pronte a passare attraverso parecchie situazioni estreme. Una delle nostre spedizioni è rimasta bloccata nel ghiaccio per cinque giorni. Il team ha dovuto rimanere a terra a meno 40 ° C. Una situazione potenzialmente fatale. Devono essere persone flessibili, e anche aperte a lasciare che l’esperienza informi il loro lavoro. Abbiamo avuto vari gradi di lavoro prodotto. Ian McEwan dopo la spedizione ha scritto un intero libro su energie rinnovabili, “Solar”. Marcus Brigstocke, un comico, dopo l’esperienza è diventato ossessionato dal riscaldamento climatico e ha fatto anni di tour sul tema. Martha Wainwright sta sperimentando modi di come decarbonizzare il modo in cui lei fa musica. In ultima analisi si tratta di curare un gruppo di persone che non si uccidono se si bloccano su una barca per cinque giorni a -40 ° C.

Ian McEwan - Solar

Quali sono i criteri di selezione per ArtCOP21?
Volevamo che fosse una piattaforma inclusiva per tutti coloro che hanno qualcosa di interessante da dire sul cambiamento climatico. Non siamo necessariamente in cerca di “arte alta”, che è una parola terribile. Siamo alla ricerca di lavoro interessante, coinvolgente e unico nel suo genere. Abbiamo incontrato progetti molto diversi, da danzatori Butoh, a un flash mob con centinaia di cantanti in uno spazio pubblico.

Anthony Gormley  - Unknown
Anthony Gormley, Unknown

L’elemento pubblico è importante nella selezione?
Assolutamente, il programma è mirato ad abbattere la quarta parete. Dobbiamo essere inclusivi, ma l’idea deve essere convincente. C’erano solo pochi applicanti che non sapevano cosa stessero facendo, o stavano cercando di utilizzare la piattaforma per promuovere qualcosa che non è collegata con l’ambiente semplicemente aggiungendo elementi superficiali come “indosseremo qualcosa di verde “.

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Ice Garden, Cape Farewell

Oltre alla promozione, date un sostegno finanziario ad alcune iniziative?
No. Siamo riusciti a trovare fondi per il sito web e la promozione. Mettiamo a disposizione una piattaforma gratuita per l’amplificazione di massa. Avremo un esperto di public relation che lavora con noi. La speranza è che quando il progetto diventi più popolare, attrarrà più risorse.

A cosa sperate porti COP21?
Uno dei motivi per cui abbiamo istituito ArtCOP21 è che, purtroppo, dubitiamo fortemente che COP21 porti ai contratti legalmente vincolanti di cui abbiamo bisogno. Le decisioni dell’ultima COP di Copenaghen, potrebbe tradursi in qualcosa di disastroso. ArtCOP21 esiste per mobilitare tutti sul pianeta, a partire dalle incredibili iniziative indipendenti che esistono già, come piccole scuole che vanno a energia solare, o intere comunità che iniziano ad andare al lavoro in bicicletta. Ognuno è parte della soluzione. Purtroppo non credo che COP21 porterà grandi soluzioni, è sempre difficile quando si lavora con i paesi in via di sviluppo e menti mosse solo dal profitto immediato. Quello che ci serve è a dir poco una rivoluzione.

ArtCOP21 accetta ancora progetti artistici da tutto il mondo da inserire nel programma.

by Marcello Pisu